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Alcolismo cronico e trattamento

L’alcolismo resta una dipendenza tra le più comuni nella nostra società, ma anche tra le più nascoste e difficili da ammettere, così come complesse da portare alla luce da parte della famiglia e degli amici.

Nonostante l’assunzione di alcol sia una pratica largamente diffusa, pochi sono a conoscenza della gravità dei danni che può causare all’organismo l’abuso di alcolici, danni che oltre una certa soglia diventano irreversibili e sono a loro volta responsabili di una serie di disturbi secondari e patologie gravemente invalidanti.

L’alcolismo cronico può essere trattato con i farmaci, anche se di norma questi non rappresentano il trattamento preferenziale: la precedenza, solitamente, va data alla terapia individuale e di gruppo e alla risoluzione delle cause che portano il paziente ad avere un cattivo rapporto con l’alcol.

Inoltre, sebbene i farmaci possano aiutare a risolvere alcuni sintomi della dipendenza, il paziente poco convinto del trattamento e restio a farsi aiutare, che nega di avere un problema, ricade inevitabilmente nel vizio.

Il trattamento farmaceutico dell’alcolismo cronico ha lo scopo di limitare gli effetti dell’astinenza da alcol, che possono diventare estremamente gravi e simili a quelli dell’astinenza da droghe pesanti, e di tenere sotto controllo le manifestazioni cliniche della dipendenza sui diversi organi, primi tra i quali il fegato.

Le benzodiazepine hanno un ruolo di rilievo nel controllare la sindrome di astinenza, nella fattispecie i tremori, le crisi epilettiche e il delirium tremens; questa classe di farmaci, di cui fanno parte il diazepam (Valium) e il clorazepam, agisce stimolando il recettore del GABA (che ha azione inibitoria sul SNC) e i recettori noradrenergici che svolgono un’azione calmante sul sistema nervoso simpatico.

Nonostante le benzodiazepine siano ben tollerate dai pazienti e abbiano un ottimo profilo terapeutico, rischiano di instaurare loro stesse un meccanismo di dipendenza sia fisica che psicologica, se assunte per più di 6 mesi.

In Italia, si sono ottenuti ottimi risultati somministrando ai pazienti il sale sodico dell’acido gamma-idrossibutirrico (GHB), una sostanza che è prodotta normalmente nel cervello, anche se naturalmente a dosi minori rispetto a quelle somministrate.

Il GHB è un derivato della sintesi degli amminoacidi e sebbene il suo meccanismo d’azione non sia ancora stato completamente chiarito, si suppone che interagisca con il proprio recettore e, ad alte dosi, anche con il recettore per il GABA (di cui il GHB è precursore) e ciò è la causa degli effetti sedativi del farmaco. Inoltre, il GHB nel sistema nervoso centrale stimola la secrezione di dopamina e di neurosteroidi.

Con il nome commerciale di Alcover, l’acido gamma-idrossibutirrico (sotto forma di sale sodico) viene utilizzato con successo nei pazienti alcolisti cronici, sia come rapido calmante nelle crisi di astinenza, sia per ridurre il cosiddetto fenomeno del craving, il bisogno compulsivo, incontrollabile ed improvviso di assumere alcolici, che può comparire anche in soggetti ex alcolisti portando alla ricaduta.

Il trattamento con GHB si è rivelato di prima scelta nella terapia degli alcolisti cronici, portando a una riduzione degli effetti delle crisi d’astinenza e quindi della motivazione dei soggetti a ricominciare a bere. La terapia con Alcover è a lungo termine e non deve rappresentare l’unico strumento nella gestione del paziente: alla terapia farmacologica va unita una terapia psicologica adeguata.

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