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Alcover, tutto sul medicinale per l’alcolismo cronico

Alcover è il nome commerciale di un farmaco utilizzato attualmente in Italia come prima scelta per il trattamento dell’alcolismo cronico. Alcover è stato sviluppato per trattare la sindrome di astinenza da alcol solo per tempi brevi, e come per lunghi periodi come coadiuvante nella prima fase del trattamento multidisciplinare della dipendenza da alcol, per diminuire la possibilità di recidive.

Il principio attivo contenuto in Alcover è l’acido gamma-idrossibutirrico (sale sodico) conosciuto generalmente come GHB; si tratta di un acido organico che deriva dalla sintesi degli amminoacidi in numerosi organi dell’organismo, ma che solo a livello cerebrale funziona come un neurotrasmettitore a tutti gli effetti; il suo diretto derivato, il GABA (acido gamma-amminobutirrico) è il più importante neurotrasmettitore inibitorio dell’eccitabilità neuronale. Il GHB, da questo punto di vista, ha un’azione paragonabile a quella del GABA, infatti si suppone interagisca ad alte dosi anche con i recettori GABAergici, mediando un meccanismo inibitorio responsabile degli effetti sedativi di Alcover.

Il GHB viene fisiologicamente prodotto nell’organismo umano, ma a concentrazioni molto minori rispetto a quelle raggiunte dopo la somministrazione del farmaco; le aree dove è presente maggiore densità dei recettori per il GHB sono la corteccia cerebrale, l’ipotalamo e i nuclei della base.

L’effettivo meccanismo d’azione del GHB è ancora in fase di studio, ma appare chiaro che le proprietà sedative e ansiolitiche del farmaco nelle crisi di astinenza, derivano dall’interazione dell’acido gamma-idrossibutirrico con i propri recettori e – ad alte dosi – con i recettori del GABA, soprattutto GABA-B (ma anche GABA-A, per l’effetto ansiolitico); tale interazione provoca il rilascio di dopamina e di serotonina, i neurotrasmettitori della soddisfazione, del piacere e della gratificazione.

Stimolando la sintesi di tali sostanze, il soggetto alcolista ottiene le stesse sensazioni generate dall’assunzione di alcol, senza però ricadere nel vizio. Proprio per questa sua caratteristica, Alcover non va somministrato al di fuori di una congrua terapia psicologica e motivazionale, per il concreto rischio che il soggetto passi dalla dipendenza dall’alcol, alla dipendenza dal farmaco stesso.

E’ stato osservato che i pazienti tendono a trarre maggior beneficio dalla suddivisione della dose giornaliera in piccole frazioni, fino a 6 al giorno; tale frazionamento sembra anche diminuire il rischio di craving, il desiderio compulsivo di assumere alcolici.

Alcover non va somministrato a pazienti epilettici o trattati con farmaci contro l’epilessia, in caso di dipendenza da droghe o comunque sostanze psicoattive, a donne in gravidanza; non deve essere assunto, naturalmente, con sostanze alcoliche, benzodiazepine o barbiturici, che si legano allo stesso recettore del GHB, potenziandone gli effetti fino a esiti letali.

La posologia dipende dal singolo caso, ma la durata del trattamento non deve superare i 10 giorni nel controllo della sindrome di astinenza e i 60 giorni nel trattamento prolungato della dipendenza da alcol. Alcuni studi molto recenti hanno dimostrato l’efficacia di Alcover in combinazione col naltrexone, un antagonista dei recettori mu utilizzato per la dipendenza da oppiacei, e con escitalopram, un antidepressivo inibitore della ricaptazione della serotonina.

Alcover va somministrato sotto stretto controllo medico e non deve essere considerato come la soluzione all’abuso di alcol; la terapia psicologica è essenziale per controllare il desiderio smodato di bere e per risolverne le cause alla base.

 

 

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