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I farmaci per combattere l’alcolismo

La sindrome da dipendenza da alcolici consiste nella dipendenza da sostanze contenenti alcol, che il soggetto assume compulsivamente ed in sempre maggiori quantità allo scopo di ottenere gli effetti ad esso correlati: euforia, disinibizione, sensazione di onnipotenza, eccitazione, aumento delle relazioni sociali ecc.

Questa sindrome si instaura lentamente ma progressivamente, peggiorando giorno dopo giorno le relazioni sociali, familiari e lavorative del soggetto, alimentando comportamenti violenti e portandolo spesso ad isolarsi; non ultimo, l’assunzione smodata di alcol (che dal punto di vista biologico è una sostanza tossica) danneggia gravemente organi come fegato e cervello, causando seri danni anche irreversibili.

L’alcolismo è a tutti gli effetti una patologia, e come tale va trattata: ad oggi sono noti numerosi farmaci che, uniti ad una terapia psicologica (singola e di gruppo) sono utili nel trattamento della dipendenza, ad esempio contrastando la sindrome da astinenza e bloccando il fenomeno del craving che causa ricadute nel vizio.

Per diminuire il desiderio ossessivo di bere, che è alla base delle ricadute dei pazienti in trattamento psicologico, esistono farmaci come il naltrexone, un antagonista dei recettori oppioidi.

Il naltrexone si lega ai recettori che sono responsabili delle sensazioni di piacere e gratificazione causate dall’alcol, rendendo di fatto inutile la sua assunzione; il soggetto quindi, non percependo più alcuno stimolo positivo o sensazione di piacere, abbandona la sostanza da cui è dipendente. Attualmente il naltrexone viene prescritto a soggetti fortemente motivati e già disintossicati che sono in grado di seguire la terapia senza abbandonarla.

Un altro farmaco che contrasta efficacemente il craving è il GHB (acido gamma-idrossibutirrico), precursore del neurotrasmettitore GABA, che agisce a livello cerebrale incrementando la concentrazione di serotonina e dopamina (neurotrasmettitori delle sensazioni di piacere e gratificazione) mimando l’effetto dell’alcol e diminuendo il rischio di abuso, ricaduta e craving. Ad oggi in Italia gli unici farmaci ammessi per il trattamento dell’alcolismo sono il GHB ed il naltrexone, spesso in associazione.

Per diminuire la probabilità di craving viene somministrato in alcuni Paesi anche l’acamprosato, una molecola simile al GABA in grado di modulare in negativo l’eccitabilità neuronale, agendo sui canali del calcio.

L’acamprosato non determina sinergia con l’assunzione di alcol, ma la sua reale efficacia è ancora dibattuta. Analogamente, il topiramato (farmaco antiepilettico) agonista dei recettori GABA-A è stato dimostrato essere in grado di ridurre notevolmente il craving, in particolare il pensiero ossessivo verso gli alcolici, gli effetti sul comportamento e l’automaticità del bere.

Nei soggetti che insieme all’alcolismo manifestano una componente depressiva, può essere utile la fluoxetina, molecola con attività agonista sui recettori del GABA e antagonista dei recettori della serotonina, bloccandone il reuptake.

La fluoxetina è molto efficace negli alcolisti affetti da depressione maggiore, ma il dosaggio deve essere molto accurato per evitare l’effetto opposto (comportamenti maniacali). Nessuno di questi farmaci è approvato per l’uso in Italia e gli studi ad oggi effettuati non sono sufficienti a garantirne l’efficacia.

Alcuni farmaci dal meccanismo d’azione controverso, in quanto non trattano la sindrome da astinenza o la dipendenza, sono il calcio carbimide ed il disulfiram. Questo farmaco se associato con l’alcol causa effetti spiacevoli come mal di testa, vomito, nausea che dovrebbero scoraggiare l’alcolista dal bere; la terapia va proseguita per almeno un anno, diminuendo le dosi gradualmente.

 

 

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